Visita del Castello

Come molti castelli piemontesi, anche Casotto non nacque come fortezza militare. Le sue origini sono infatti religiose: all’inizio dell’XI secolo fu fondata qui una Certosa, la prima in Italia. Secondo la tradizione, tra i fondatori vi fu lo stesso San Bruno, proveniente dalla Grande Chartreuse vicino a Grenoble e diretto a Roma.

I primi monaci certosini vivevano in piccole capanne, otto in totale. Proprio da questa caratteristica potrebbe derivare il nome “Casotto”, da case-otto. Tra questi eremiti si ricorda anche il beato Guglielmo Fenoglio, originario di Garessio.

Nel corso dei secoli il complesso subì ampliamenti, in particolare nel Quattrocento. Le recenti campagne di scavo condotte dall’Università di Torino hanno riportato alla luce le fondamenta dell’antica Certosa e di questi successivi interventi architettonici, permettendo di ricostruirne la storia più antica.

Dopo le spoliazioni napoleoniche, all’inizio dell’Ottocento, il complesso venne acquistato dai Savoia, che lo trasformarono in castello di caccia. Oggi il Castello di Casotto è di proprietà della Regione Piemonte, che ne sta curando il restauro e la ristrutturazione.


Quando Casa Savoia entrò in possesso dell’antica Certosa, si rese necessario un importante intervento di ricostruzione. Purtroppo non venne recuperata la parte del monastero vero e proprio, ormai compromessa dal tempo e dai saccheggi, che andò progressivamente in rovina. Furono invece restaurate la cappella e la foresteria, ancora oggi visitabili.

Il Castello rimase proprietà della famiglia reale dal 1837 al 1881. Fu Carlo Alberto ad avviare i lavori di adattamento a residenza di caccia e dimora estiva, ma il Castello conobbe il suo periodo di massimo splendore sotto Vittorio Emanuele II.

Il Re vi soggiornò spesso con i suoi cinque figli: Maria Clotilde, Umberto, futuro re d’Italia, Amedeo (futuro re di Spagna), Oddone e Maria Pia, futura regina del Portogallo. Rimasti molto giovani senza la madre, i ragazzi trascorsero a Casotto gran parte delle loro vacanze, guidati con affetto dalla primogenita Maria Clotilde.

Vittorio Emanuele II, grande amante della natura, della caccia e della vita semplice tra la gente di montagna, frequentò Casotto anche in compagnia della celebre “Bela Rosin”, donna di umili origini che sposò prima religiosamente e poi con matrimonio morganatico.

Proprio tra le mura di Casotto maturò uno degli episodi più noti del Risorgimento italiano. Nel 1858, la principessa Maria Clotilde ricevette qui la notizia del suo matrimonio con Gerolamo Bonaparte, detto “Plon Plon”, cugino di Napoleone III. Si trattò di un’unione voluta da Cavour per rafforzare l’alleanza con la Francia in vista della seconda guerra d’indipendenza.

Maria Clotilde, donna di profonda fede e grande dolcezza, lasciò un diario in lingua francese in cui annotava con attenzione la vita quotidiana al Castello. Questo documento si è rivelato fondamentale per ricostruire l’atmosfera, i pensieri e i sentimenti della giovane principessa e la vita che si svolgeva a Casotto in un periodo cruciale della storia italiana.


La visita al Castello inizia dallo scalone di sinistra, che conduce a un ampio corridoio lungo tutto il primo piano. Le pareti ospitano una vera e propria pinacoteca, con dipinti provenienti dalla Galleria Daniel del Castello Reale di Torino e dal Castello di Agliè. I quadri raffigurano personaggi di Casa Savoia, scene mitologiche e soggetti dell’antichità.

All’estremità dell’ala sinistra si trova la camera del Principe ereditario Umberto, futuro Umberto I. Luminosa e ben conservata, è una delle stanze più belle del Castello. Al suo interno si possono ammirare un elegante letto a baldacchino, un servizio di finissima porcellana e un salotto in stile “canneggiato”.

L’ampio caminetto è sormontato da un dipinto raffigurante una “Dama con cagnolino”, proveniente anch’esso dalla Galleria Daniel. Accanto si trova la stanza dell’aiutante di campo del Principe, il Barone Cavalchini Garofoli, dalla quale si accede alla camera della Principessa Maria Clotilde.